Guglielmo Scilla massacra Pro Vita per i manifesti omofobi

Gossip

Scritto da: Redazione • 8 novembre 2018
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Incassata la multa da 20.000 euro solo su Roma per 50 cartelloni occupati abusivamente, la campagna omofoba targata Pro Vita torna a far parlare di sè grazie ad un video pubblicato da Guglielmo Scilla (Grease), in arte Willwoosh, da vedere e condividere. “Parliamo della recente campagna contro le famiglie arcobaleno/utero in affitto/i gilet sopra le magliette/Keanu Reeves. Scusatemi se in questo video dico un po’ troppe parolacce, però ho affrontato discorsi simili in passato utilizzando parole come “l’importante è l’amore, i sentimenti non hanno mai delle regole” e non sono mai stati capiti. Solo ultimamente ho compreso che parlare di amore a una persona che vive i sentimenti col manuale accanto al comodino è la tattica sbagliata. Del resto, un forno non può capire come si congela una baguette. Tentiamo un approccio alternativo e incrociamo le dita“, scrive Guglielmo sul proprio canale Youtube, prima di massacrare gli ideatori della campagna chiaramente omofoba, perché solo a parole incentrata sullo ‘stop’ all’utero in affitto. Vietato in Italia e nel 90% dei casi praticato da coppie eterosessuali.
“E allora di che caz*o stiamo parlando”, si chiede giustamente Scilla, prima di ricordare come la ‘perfetta famiglia da Mulino Bianco’ non esista, se non in rare eccezioni, così come migliaia di ragazzi cresciuti senza padre e/o madre, per i più disparati motivi, non siano certamente da considerare ‘problematici’ o di ‘serie B’. Asserire il contrario è chiaramente folle, ai limiti del delinquenziale. Chiusura sul piccolo bimbo della campagna Pro Vita, che piange disperato con un codice a barre sul petto mentre due uomini lo spingono all’interno di un carrello della spesa. “Questo bambino un giorno sarà un uomo ed è stato scelto che mandasse un messaggio nel quale magari in un futuro non crederà nemmeno. Messo su un carrello con un codice a barre sul petto per vendere una vostra idea. Anche io avrei pianto pur di uscire da quella pubblicità. Tutto questo per farci credere che i bambini non sono un prodotto che si può comprare o vendere. Signori pro vita e pro famiglia, quel bambino con il codice a barre, pur di vendere un’idea del caz*o, ce l’avete messo voi“. (Fonte: gay.it)

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