La rinascita di Hugh Jackman

Gossip

Scritto da: Redazione • 8 Novembre 2022
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Nelle ultime settimane Hugh Jackman ha sorpreso fortemente i suoi fan della prima ora: l’attore australiano, infatti, era diventato celebre in tutto il mondo grazie al ruolo di Wolverine, supereroe muscoloso, indistruttibile e dagli artigli di adamantio, fin dal primo X-Men del 2000; nel 2017, però, aveva annunciato di voler mettere da parte il personaggio, proprio in occasione del film Logan, storia in cui un Wolverine invecchiato e segnato dalla vita andava incontro al suo destino ultimo. Alla fine di settembre, però, il dietrofront: Jackman tornerà ancora una volta in quei panni in Deadpool 3, in arrivo nelle sale nel novembre 2024.
A convincerlo è stato l’amico di sempre Ryan Reynolds, interprete e produttore della saga di Deadpool, mercenario sfigurato e sboccato anch’esso tratto dai fumetti Marvel. Reynolds ha fatto una corte spietata all’amico e collega, che alla fine ha ceduto consapevole anche di una rinnovata maturità che lo contraddistingue di questi tempi: “Una piccola parte di me pensa che lo farò meglio ora”, ha dichiarato: “Wolverine è un personaggio tormentato, molto più di me. Ma l’ho sempre percepito come un personaggio che sta bene con sé stesso, e ora io sto meglio con me stesso”. L’eventualità di rimanere intrappolati in un unico personaggio esiste, ma è lo stesso Reynolds a dirci perché non è questo il caso: “Mi ha sempre stupito la grandezza del suo talento. È arrivato sullo schermo come un supereroe iper-mascolino, ma ora sta facendo musical e interpretando personaggi intensamente vulnerabili”. Oltre ai muscoli, insomma, c’è di più.
Nato a Sydney nel 1968, da giovane è stato insegnante di ginnastica e poi si è laureato in telecomunicazioni. Solo oltre i vent’anni ha capito che la sua passione per la recitazione poteva diventare qualcosa di più di un hobby: dopo alcuni ruoli in serie tv e film australiani, la vera chance arriva con il musical Oklahoma! che nel 1999 lo fa conoscere nel West End di Londra e poi grazie al film che ne fu tratto. Ovviamente poi arrivò X-Men e da lì il successo nei ruoli più disparati: dal romantico Kate & Leopold all’avventuroso Van Helsing, dal misterioso The Prestige all’ambizioso (e per certi versi disastroso) Australia di Baz Luhrman. In una carriera che gli è valsa due Tony, un Grammy, un Emmy e un Golden Globe, a un certo punto Hugh Jackman è tornato alla sua passione per i musical, facendo fruttare il suo talento anche nel cantare, ballare e far ridere il pubblico: del 2012 è il premiatissimo Les Misèrables e poi del 2017 The Greatest Showman, film musicali molto apprezzati e seguiti da tour gremiti in giro per il mondo.
La sua versatilità sul palco e sullo schermo è una testimonianza di un attore che non si riduce solo all’aspetto fisico prestante e scolpito. Sono molti i suoi ruoli che ci svelano un interprete preparato e struggente: in pochi ricordano per esempio The Fountain: L’albero della vita, film del 2006 di Darren Aronofsky, in cui Jackman dà tutto sé stesso in un personaggio che cambia continuamente identità, piani di realtà e linee temporali, in una riflessione straziante e profonda su mortalità e passare del tempo. Titoli più recenti come The Frontrunner e Bad Education, in cui interpreta rispettivamente un senatore coinvolto in uno scandalo sessuale e un professore a capo di una frode finanziaria, entrambi personaggi realmente esistiti, lo mostrano capace di ruoli ambigui e sfumati, abbracciando la figura per lui insolita dell’antieroe o persino del cattivo.
Il suo ruolo forse più complesso e sorprendente, però, deve ancora arrivare nelle sale: si tratta di The Son, film passato alla scorsa Mostra del cinema di Venezia e che uscirà nei nostri cinema a gennaio. Dopo l’acclamato e straziante The Father, lo sceneggiatore e regista Florian Zeller completa la sua trilogia (iniziata nel 2010 con La Mère) sui sempre complessi e sfuggenti rapporti famigliari: qui Jackman interpreta Peter, un uomo ossessionato dal lavoro che ha una nuova compagna (Vanessa Kirby) e una figlia neonata, la cui vita viene messa a soqquadro quando l’ex moglie (Laura Dern) gli chiede di occuparsi di loro figlio Nicholas (Zen McGrath), adolescente irrequieto e fortemente turbato. Seguiranno scontri e tentativi di riavvicinamento, in un turbine di sensi di colpa, incomprensioni e incomunicabilità.
Per l’attore questa non è una parte da poco: mentre era immerso nelle riprese, infatti, è morto suo padre, che l’aveva cresciuto da solo dopo l’abbandono della madre quando Hugh aveva appena 8 anni, e che da 12 anni conviveva con l’Alzheimer (il severissimo padre fittizio in The Son, invece, è interpretato da Anthony Hopkins): “La sua mente non c’era più, ma poteva ancora sorridere un po’. Non sapevo che se ne sarebbe andato anche fisicamente, ma sapevo che gli stavo dicendo addio”, ha confidato in una lunga intervista a Variety. Jackman confessa di non aver dormito molto durante le riprese anche per via di temi che riguardano da vicino la sua famiglia, come quello della salute mentale. (Fonte: vogue.it di Paolo Armelli)

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