Sal Da Vinci e Paola Pugliese: i momenti difficili

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Scritto da: Redazione • 10 Marzo 2026
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Dietro il successo travolgente di Per sempre sì, il brano che ha consacrato Sal Da Vinci (C’era una volta Scugnizzi) al Festival di Sanremo, c’è una storia d’amore lunga oltre quarant’anni. Paola Pugliese, al suo fianco da quando erano adolescenti, non è solo la moglie, ma la colonna portante di una carriera fatta di cadute e rinascite. Il brano, già diventato un tormentone virale anche grazie al sostegno di icone come Del Piero e Mahmood, è un inno alla loro promessa di vita. Come ha spiega Pugliese a Repubblica: “Nasce dal nostro amore, dalla promessa che ci siamo fatti oltre 30 anni fa, ma vale per qualsiasi promessa… è un inno all’amore“. Questo trionfo rappresenta il culmine di una lunga carriera, un miracolo arrivato dopo anni di incertezze di fronte all’evoluzione del mercato musicale.
Il percorso della coppia non è sempre stato costellato di successi; ci sono stati momenti di profonda difficoltà economica, specialmente alla fine degli anni Novanta, quando le case discografiche faticavano a scommettere su un artista legato alla tradizione della sceneggiata. Fu proprio in quel periodo buio che arrivò la chiamata del maestro Roberto De Simone, e fu proprio Pugliese a incoraggiare con coraggio il marito. Il ricordo di quei giorni è molto commovente: “Volevamo farcela da soli, non chiedevamo aiuto a nessuno ma non avevamo nemmeno i soldi per comprare il latte per i figli“. Quello schietto ultimatum — “Cosa gli diamo da mangiare?” — spinse Sal ad accettare il ruolo ne L’opera buffa del giovedì santo, segnando l’inizio della sua risalita artistica.
Nonostante la fama e i successi teatrali, Sal Da Vinci e Paola Pugliese hanno scelto di mantenere radici profonde a Napoli, crescendo i figli Francesco e Annachiara dietro le quinte dei teatri e condividendo ogni chilometro percorso in tournée. “È sempre stato un padre amorevole, affettuoso e presente, nonostante la carriera. La nostra famiglia è fondata sull’amore e sul rispetto di tutti“. Oggi, da nonni, la loro complicità resta immutata, scandita da piccoli riti quotidiani e gesti scaramantici che precedono le grandi esibizioni. Anche sul palco dell’Ariston, Sal non è mai stato solo: “Prima che Sal vada sul palco, da sempre gli metto in tasca tre foto di tre persone a noi care che non ci sono più: il suo papà Mario, il mio papà Carmine e il nostro caro amico Luciano“. È questa miscela di umiltà, fede e memoria familiare ad aver trasformato il “vecchio bambino” (come lo ha definito con ironia la moglie) di un tempo nel trionfatore di oggi. (Fonte: gazzetta.it)

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