A Bologna il musical “Dogfight”

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Scritto da: Redazione • 22 Giugno 2022
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Terzo titolo in programma al Summer Musical Festival e nuova prima italiana con il musical “Dogfight, tratto dall’omonimo film del 1991, in scena sul palco di BOAT dal 30 giugno al 2 luglio con i giovani interpreti della BSMT.
Per raccontare l’America pre-Vietnam di marines, stupide tradizioni, ma anche sogni e amori la BSMT ha chiamato Gabriele Duma, attore della scena teatrale italiana, in più occasioni regista e insegnante dell’Accademia del Maggio Musicale fiorentino e della Scuola dell’Opera di Bologna, insieme a Francesca Taverni protagonista di musical di successo come Rent, Mamma Mia!, Next to Normal e Nine. La Direzione vocale è di Elena Nieri performer diplomata presso l’Accademia e le coreografie di Giorgio Camandona, performer e coreografo che rinnova la collaborazione con la BSMT dopo i successi di Spring Awakening e Jekyll & Hyde.
Di ritorno dalla guerra del Vietnam, Eddie Birdlace approda a San Francisco, dove quattro anni prima aveva trascorso la vigilia della partenza con i suoi migliori amici. I ricordi affiorano e lo riportano indietro alla sera del dogfight: goliardica e brutale gara fra commilitoni, secondo una tradizionale usanza dei marines, in cui chi porta a ballare la ragazza più brutta rimediata in città, intasca il premio in denaro raccolto fra i partecipanti. È stata quella la sera in cui Eddie ha incontrato Rose Fenny che, al di là dell’apparenza di cameriera goffa mai stata ad un appuntamento, si rivela una giovane sognatrice, appassionata di musica e determinata a non lasciarsi definire soltanto una sempliciotta brutta e patetica.
La dolce fermezza di Rose vince l’ingenua arroganza di Eddie che, piegato e intimamente ferito dagli orrori della guerra, torna ora a cercarla. Il musical Dogfight è un racconto lucido e leggero, una storia d’amore che fa ancora riflettere sulle generazioni di giovani da sempre sacrificate al dio della guerra, e sulla possibile pacifica alternativa rappresentata da chi ha imparato che, al fronte come nella vita, nessuno può ritenersi invincibile.
Le coreografie di Giorgio Camandona sottolineano e raccontano i sentimenti dei protagonisti: l’epoca di un’America pre Vietnam incombe non solo sulla storia, ma anche nella scelta coreografica con movimenti “militareschi” dei ragazzi che si trovano ad affrontare l’ingresso nell’età adulta attraverso l’essere dei militari, e movimenti più morbidi che rappresentano il sogno, in particolare quello delle ragazze. Camandona ha lavorato molto con l’ensemble che rappresenta quasi un coro, sempre in scena, come una città sullo sfondo della vicenda in cui i corpi sono utilizzati come mezzo per creare una suggestione.
Dogfight è uno spettacolo dalle sonorità pop rock, con una partitura che, come ogni musical che si rispetti, descrive parte di quello che la storia racconta grazie al bellissimo connubio delle liriche di Justin Paul e le musiche di Benj Pasek, (anche autori di Dear Evan Hansen); la partitura maschile in particolare è forte e il lavoro di Elena Nieri è stato aiutare i ragazzi  a trovare la tecnica e l’intenzione con una corretta interpretazione; alcuni brani maschili hanno anche delle venature malinconiche in cui vengono utilizzati il falsetto e la mezza voce per sottolineare questi sentimenti. I brani femminili sono più delicati. Dogfight è uno spettacolo dal suono moderno e con un fraseggio in cui al centro c’è la parola che deve arrivare come narrazione e non solo come suono.

La bellezza, la gioventù, l’amore, la nostalgia pungente e un mostro acquattato in disparte pronto a divorare tutto: la guerra.
Dogfight in modo lieve, ma senza risparmiare graffi, propone tutto questo, mostrando in fondo il sacrificio incosciente di una generazione appositamente maleducata all’illusione di dominare il mondo.
Sono colori forti di un bel racconto musicale, che riaffiorano come strati della memoria collettiva. Quanti amori ci portiamo dentro? E quanti Vietnam?
Per analogia abbiamo pensato ai decollage di Mimmo Rotella, l’artista che negli anni sessanta, strappando e lacerando manifesti è stato fra gli iniziatori dall’arte pop, e che ha compiuto un gesto inesorabilmente destinato a rafforzare la relazione fra l’arte e la strada. Non abbiamo dunque resistito alla tentazione di togliere di scena il nostro Dogfight per portarlo a nostro modo in strada. Siamo scesi giù dal palco, per toccare terra e riconoscere un angolo urbano quale set naturale in relazione a cui, per strappi, graffi, lacerazioni della superficie del quotidiano, lasciare emergere il racconto. La lettura che ne risulta vorremmo fosse quella di una piccola comunità cittadina, che ripercorre la vicenda dei giovani marines mandati in Vietnam con il loro carico di sogni e illusioni. Comunità che riscopre, raccontandola, la novella esemplare di un amore che sorprende e ci interroga sulla bellezza, la gioventù, gli inganni del mondo. Una comunità in cui spiccano le donne, che in Dogfight ci aspetteremmo vittime o passatempo degli incontenibili marines, ma che finiscono per rompere dall’interno il cliché che le rinchiude, per emergere a portare l’ironia, la bellezza vera, la consapevolezza che mancherebbe in loro assenza al racconto. Tutte le donne della scena, ensemble compreso, sono punti di vista chiari, sguardi disincantati e sicuri che pur partecipando, non soccombono al gioco più crudele e irrispettoso.
Le assume tutte in sé, infine, la nostra Rose, miraggio del ritorno e di una buona vita.

Gabriele Duma e Francesca Taverni

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