“Ballo Ballo”: il film con le canzoni della Carrà

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Scritto da: Redazione • 18 Novembre 2020
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Il Torino Film Festival 2020, anno difficile, aveva deciso di aprire, il 20 novembre, con un film musicale e colorato: “Ballo Ballo“, il cui titolo originale è “Explota Explota“. Qual è la caratteristica di questo film, diretto dal regista uruguaiano Nacho Álvarez? Di essere costruito intorno alle più celebri canzoni portate al successo internazionale da Raffaella Carrà! Poi la produzione ha deciso di aspettare di poter uscire nelle sale, e non solo in streaming, e quindi l’arrivo in Italia è stato rinviato. Ballo Ballo è una commedia musicale ambientata in Spagna negli anni ’70, periodo che vedeva una severa censura dei costumi. Tra musiche trascinanti e coreografie coloratissime, il film pone di fronte a un interrogativo: vale davvero la pena andare contro ogni regola e avere il coraggio di cambiare radicalmente la propria vita?

Raffaella Carrà, un talento unico che ha influenzato la musica italiana, la cultura pop ed è diventata un’icona gay mondiale. A elogiare le doti dell’interprete di Tuca Tuca e A far l’amore comincia tu è il Guardian che rende omaggio all’artista con un articolo dal titolo “Raffella Carrà, la popstar italiana che ha insegnato all’Europa la gioia del sesso”. “Stavolta la carrambata l’hanno fatta a me” è stato il commento di Raffaella Carrà al tributo del quotidiano britannico che ripercorre la sua brillante carriera, soffermandosi sui varietà televisivi degli anni 70 dove fece scalpore mostrando l’ombelico e lanciando canzoni come Tanti auguri che col tempo è “diventata un inno al sesso e alla sessualità”. Un successo che è andato ben oltre il piccolo schermo: “Oltre a diventare una delle personalità più conosciute nella sua nativa Italia, ha fatto scalpore nel mondo di lingua spagnola del XX secolo. Dove la Svezia aveva gli Abba, l’Italia aveva la Carrà, che ha venduto milioni di dischi in tutta Europa”.Raffaella Carrà, un talento unico che ha influenzato la musica italiana, la cultura pop ed è diventata un’icona gay mondiale. A elogiare le doti dell’interprete di Tuca Tuca e A far l’amore comincia tu è il Guardian che rende omaggio all’artista con un articolo dal titolo “Raffella Carrà, la popstar italiana che ha insegnato all’Europa la gioia del sesso”. “Stavolta la carrambata l’hanno fatta a me” è stato il commento di Raffaella Carrà al tributo del quotidiano britannico che ripercorre la sua brillante carriera, soffermandosi sui varietà televisivi degli anni 70 dove fece scalpore mostrando l’ombelico e lanciando canzoni come Tanti auguri che col tempo è “diventata un inno al sesso e alla sessualità”. Un successo che è andato ben oltre il piccolo schermo: “Oltre a diventare una delle personalità più conosciute nella sua nativa Italia, ha fatto scalpore nel mondo di lingua spagnola del XX secolo. Dove la Svezia aveva gli Abba, l’Italia aveva la Carrà, che ha venduto milioni di dischi in tutta Europa”.

L’occasione per celebrare la star è la presentazione in due importanti festival (Tallinn Black Nights film festival e festival internazionale del cinema di Almería) di Explota Explota (titolo inglese My Heart Goes Boom) commedia musicale sulle note dei suoi grandi successi, opera prima del regista uruguaiano Nacho Álvarez, girato nel gennaio scorso tra Madrid, Pamplona e Roma e coprodotto da Spagna (Tornasol) e Italia (Indigo Film). Le sue canzoni sono spesso citate in film d’autore (l’ultimo è stato Paolo Sorrentino che ha aperto La grande bellezza sulle note di Far l’amore rivisitata da Bob Sinclar), ma questo è interamente basato sui suoi brani più famosi e pur non essendo un film biografico molti spunti sono ispirati alla carriera di Raffaella Carrà. Explota Explota racconta la storia di María (Ingrid García-Jonsson), una ragazza che nei primi anni Settanta cerca di realizzare il suo sogno: entrare a far parte del corpo di ballo del più importante show televisivo di Spagna. Maria, che brilla per il suo straordinario talento, riuscirà a farsi strada nel mondo della tv malgrado l’ipocrisia e la rigidità della censura.

“Tecnicamente parlando, l’Italia aveva cantanti molto più dotate al livello vocale” scrive The Guardian citando Mina, Milva, Patty Pravo e Giuni Russo. Ma, aggiunge, “Raffaella Carrà le ha superate tutte”. L’articolo ricorda gli inizi della carriera, dal soggiorno in America da cui tornò “con la convinzione che l’intrattenimento italiano avesse bisogno di una scossa di energia”. Poi il successo nei varietà televisivi dove inseriva “sequenze di canto e danza ispirate a Broadway”, la straordinaria popolarità delle sigle, partendo da Ma che musica maestro, lo scandalo del primo ombelico mostrato sulla tv di Stato, la censura sul Tuca Tuca, l’abbigliamento “proto-glam” e il caschetto biondo “che rende il look di Anna Wintour scialbo”. Il successo nella Spagna post-franchista, il brano Luca che per la prima volta parlava di omosessualità in modo diretto e leggero (una cosa “inaudita nell’Italia cattolica” di quegli anni, e “non sorprende che Carrà sia diventata un’icona gay internazionale”, sottolinea il Guardian) fino al successo con i talk show negli anni 80. A fare la differenza con altre sue coetanee, per il quotidiano inglese, era la “combinazione di sex appeal e accessibilità”. “Ha insegnato alle donne che avere il libero arbitrio in camera da letto non era scandaloso, che va bene innamorarsi di un uomo gay e che non tutte le relazioni sono esattamente sane”, scrive il Guardian ricordando brani come A far l’amore comincia tu e Forte forte, dal messaggio opposto. E ancora, Tanti auguri  in cui canta “ma girando questa terra io mi sono convinta che non c’è odio non c’è guerra quando a letto l’amore c’è. Com’è bello far l’amore da Trieste in giù, l’importante è farlo sempre con chi hai voglia tu”, una canzone che “è diventata un inno al sesso e alla sessualità”.

“La maggior parte dei suoi inni pop sessuali sono un prodotto della tv italiana degli anni 70, ma non sono reliquie del passato: gli italiani conoscono ancora i testi a memoria e li cantano non appena si presenta l’occasione”. Oggi sembra una cosa semplice sollecitare il piacere sessuale in una canzone, ma, conclude il Guardian, Raffaella Carrà “è stata una pioniera che ha aiutato le persone a vivere vite più appaganti, usando ritmi a cui nessuno che abbia sangue nelle vene può resistere”.

“Sono sorpresa, non mi aspettavo un tale riconoscimento, mi ha davvero colpita” ha commentato Raffaella Carrà, che ringrazia anche gli autori e gli interpreti del film. “Sono onorata dal fatto che Nacho Álvarez abbia scelto proprio le mie canzoni per la sua opera prima, un cast sfavillante, tutti molto bravi e pieni di energia. Non nascondo che, quando ho visto il film e ho sentito le mie canzoni cantate da altri artisti, mi ha fatto un certo effetto, non capita spesso nei vari talent di sentirle riproporre. Auguro loro tutto il successo che meritano, anche perché” conclude, “il film esce in un momento particolare in cui sono ben altri i problemi delle persone, ma non ne hanno colpa e auguro loro che vada tutto per il meglio”.
(Ernesto Assante, da LaRepubblica)

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