Candide alla Scala

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Scritto da: Redazione • 13 Luglio 2007
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SPETTACOLO PIACEVOLISSIMO

Abbiamo chiesto a Federico Bellone, regista delle ultime edizioni di “Grease” e “La Piccola Bottega degli orrori“, di vedere per noi il “Candide” di Bernstein in scena al Teatro alla Scala di Milano, per la regia di Robert Carsen. Lo spettacolo, con la direzione orchestrale di John Axelrod, le scene di Michael Levine, i costumi di Buki Shiff e le coreografie di Rob Ashford, viene replicato ancora questa sera, venerdì 13 luglio, e il prossimo mercoledì 18 luglio.

Il regista Federico BelloneIl Candide di Bernstein attualmente in scena al Teatro alla Scala è a tutti gli effetti uno spettacolo piacevolissimo, confezionato con idee, motivazioni efficaci e trovate deliziose.

Lo spettacolo, fiasco la prima volta a Broadway nel 1956, successo a Brooklyn nel 1973 grazie alla sua nuova sede e ad un nuovo adattamento, all’epoca della sua creazione manteneva, attualizzandola, quella carica corrosiva del romanzo satirico Candide ou L’optimisme scritto da Voltaire nel 1759 su cui l’opera si basa. Robert Carsen, regista della nuova versione scaligera dell’opera, coprodotta con il Théâtre du Châtelet di Parigi e con la English National Opera di Londra, attualizza nuovamente la fonte originale trasponendo “la fallimentare filosofia dell’ottimismo” di Voltaire nell’America del XX secolo e trova così un chiave efficace per rendere giustizia all’irriverenza mordace, demolitrice e irrefrenabile del musical originale anche ai giorni nostri.

I 27 numeri musicali dello spettacolo, spaziando dai più differenti ritmi di danza ad un’ironica parodia della tecnica dodecafonica, rappresentano una varietà stilistica e un eclettismo fuori dall’ordinario, accomunati da un taglio, in generale, molto brillante e dall’unicità dello stile di composizione Bernstiano. Tali diversità erano state originariamente raggruppate dal compositore stesso sotto la definizione di “comic operetta”, poi convertita nell’allestimento successivo in “commedia musicale” o “musical” (termini dal significato equivalente come spiega ogni valido dizionario della lingua italiana o italiano-inglese).

Le scene di Michael Levine sono un susseguirsi di buone idee sempre coerenti incorniciate da un tubo catodico d’effetto, elemento forse meno giustificato tra gli altri, che offre l’opportunità per proiezioni divertentissime (ad esempio Voltaire che alza il dito medio per indicare l’inizio del primo atto). Funzionali i costumi di Buki Shiff con qualche caduta di stile per alcuni capi indossati dal coro. Godibili le coreografie di Rob Ashford, eseguite impeccabilmente dal corpo di ballo del Teatro alla Scala, non altrettanto dal coro, probabilmente estraneo a movimenti coreografici particolarmente complessi.

Attore superbo Lambert Wilson nei ruoli di Voltaire, Pangloss e Martin e impeccabile nelle parti recitate in lingua italiana (gradita trovata che il personaggio di Voltaire, data la sua istruzione, narri al pubblico la vicenda nella lingua del luogo in cui lo spettacolo viene rappresentato). Eccellente tutto il resto del cast.

È un piacere che nella stagione del teatro d’opera più importante al mondo trovino posto spettacoli musicali moderni, che intrattengono il pubblico facendo scaturire vere e proprie risate o sincera commozione, probabilmente con la stessa freschezza dei tempi in cui debuttavano per la prima volta le opere dei più importanti compositori della storia della musica.







Federico Bellone

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