Cocciante e i musical

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Scritto da: Redazione • 12 aprile 2008
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Riccardo Cocciante, alla presentazione della sua "opera popolare" Giulietta e Romeo a Firenze, continua a voler prendere le distanze dai musical. In un’intervista apparsa oggi sul quotidiano "La Repubblica", si legge: "Guai a chiamarlo musical. Riccardo Cocciante definisce Giulietta e Romeo … un’opera popolare, «da luoghi rock. I palasport, gli stadi … Una delle caratteristiche del musical anglosassone è la leggerezza emotiva. L´emotività di Giulietta e Romeo, invece, è pesante". Tralasciando ogni possibile e troppo facile battuta sulla "pesantezza" dello spettacolo di Cocciante, l’autore forse dimentica (anche se poi in un altro passo dell’intervista dice di averlo studiato) il precedente forse più illustre di  Leonard Bernstein (musiche) e Stephen Sondheim (testi), quel "West Side Story", che proprio non ci pare di poter giudicare di "leggerezza emotiva". Come potremmo citare innumerevoli altri musical anglosassoni in grado di trasmettere emozioni intensissime e assolutamente lontane dalla "leggerezza". Vi pare che "The Phantom of The Opera" possa essere definito di "leggerezza emotiva"? Oppure "Billy Elliot", o ancora "Cabaret" o  "Chicago"? Per non parlare di "Jesus Christ Superstar", "Cats", "A Chorus Line", "Jekyll and Hyde", "Les Miserables", "Rent"… e chissà quanti altri. L’unica cosa su cui possiamo essere d’accordo è sul fatto che gli spettacoli di Cocciante non siano musical nel significato solitamente attribuito al termine, ma un altro genere di spettacolo che ha comunque un grande seguito popolare.

(Massimo Davico)

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