Marconi: “Ho in mente uno show tutto mio”

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Scritto da: Redazione • 10 Dicembre 2008
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Il quotidiano "Il Resto del Carlino" di oggi pubblica un’intervista al regista Saverio Marconi, a cura di Benedetta Iacomucci.

«Ho in mente uno show tutto mio per i prossimi 15 anni fatto di buone letture e campagna»

«Ho scoperto tanti talenti, ora è tempo che pensi un po’ a me»

di BENEDETTA IACOMUCCI – TOLENTINO –

Cos’è per lei il talento? «E’ qualcosa che Dio ti mette dentro, qualcosa che ciascuno possiede, non un dono per pochi. La difficoltà è semplicemente scoprire qual è il proprio».

Lei come ha scoperto il suo? «E’ successo quando ero piccolissimo. Ho capito di avere un talento per lo spettacolo in genere. Poi ho dovuto solo scegliere se fare l’attore o il regista… Ma non ho mai pensato di poter dire o fare qualcosa di più, questo non succede mai. Mi sono solo reso conto che potevo tirare fuori qualcosa che mi apparteneva e che quel qualcosa sarebbe potuto servire ad altri».

Le sue radici marchigiane hanno avuto qualche merito? «Tantissimi. Innanzitutto mio nonno, tolentinate, era direttore d’orchestra e compositore di musica sacra: ha composto due opere, di cui una rappresentata; è stato direttore a Roma del Santa Maria degli Angeli; ha diretto i funerali della Duse. Insomma, anche se non l’ho conosciuto credo che nel mio Dna ci sia qualcosa del suo talento».

Quanto conta, nel suo mestiere, essere nato in una grande città? «Non è necessario stare a Roma o in una grande città, ma certamente se si vuole fare il mio mestiere bisogna essere cittadini del mondo, averne un minimo di cognizione».

Durante le audizioni per i suoi spettacoli, come fa a capire se una persona è tagliata per un ruolo, se ha talento? E’ una questione di abilità o c’è anche dell’altro? «In generale nella scelta dell’attore sono molto condizionato dal personaggio che ho in testa. Quando riesco a identificare il personaggio con la persona, quando vedo che combaciano perfettamente, allora è fatta. Mi affido molto al mio sesto senso, che in effetti non sempre mi dà ragione, anche se devo dire che ho un’alta percentuale di successo. Molte delle persone che oggi lavorano nel teatro musicale in Italia hanno cominciato con me».

Ricordiamone alcune. Chiara Noschese? «Un talento senza fine»

Christian Ginepro, altro talento marchigiano? «Grande energia comunicativa».

Raffaele Paganini? «Un fascino infinito e anche una persona deliziosa».

Michelle Hunziker? «Una star vera, di grandissimo talento sia nel modo di porsi che nello stare sul palco. L’amo molto e credo che, data la sua giovane età, farà ancora moltissima strada nello spettacolo. Potrei parlare per ore di Michelle».

Gianluca Guidi? «Un simpatico burlone».

Lorella Cuccarini? «Una forza della natura, instancabile».

I Pooh? «Per i Pooh bisogna fare un discorso particolare, perché i Pooh singolarmente non valgono quanto i Pooh tutti insieme. Se singolarmente sono "novanta", tutti insieme fanno "mille"».

Quest’anno ha compiuto sessant’anni, mentre la Compagnia della Rancia ne ha festeggiati 25. Come vive questi traguardi? «Compiere sessant’anni mi è servito a capire che, visto che l’età media è di 75 anni, non posso permettermi il lusso di buttare via i 15 che mi restano…»

Suona un po’ triste… Ma ha delle idee per questi 15 anni? «Voglio dedicarmi meno al lavoro e più a me stesso. Fare l’olio, dipingere, leggere… Ed anche cose normalissime come godermi i miei due cani e il panorama da casa mia che, le assicuro, è una cosa stupenda. Mi manca molto».

Nella sua carriera ha provato di tutto: il cinema, il teatro, il musical, la lirica, persino la regia di uno spot, di un concerto di Morandi e la partecipazione come giurato a Sanremo e «Amici»… «Faccio tutto quello che credo di poter fare bene. La penso come Proust: essere snob è una maledizione».

Ma c’è qualcosa che non ha ancora fatto? «Mi manca un film… Mi piacerebbe dirigerne uno, ma è ancora tutto in alto mare».

X Factor, Amici… La Tv può davvero essere una scuola per intraprendere il suo mestiere? «Assolutamente sì. Non foss’altro perché molte trasmissioni hanno fatto capire che per arrivare a certi traguardi bisogna studiare, avere perseveranza e umiltà. E tante, tante altre cose».

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