Saverio Marconi sul “Magazine”

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Scritto da: Redazione • 27 Ottobre 2009
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IN PALCOSCENICO. SU IL SIPARIO, COMINCIA IL MUSICAL

 

GIANLUCA BAUZANO
È UN GENERE CHE IN ITALIA PIACE SEMPRE DI PIÙ. E PER CANZONI, BALLETTI E COSTUMI L’IMPORTANTE È LA QUALITÀ. LO AFFERMA SAVERIO MARCONI. E LO DIMOSTRA CON LA REGIA DI PINOCCHIO E CATS

Le bugie portano al successo. In questo caso si tratta "solo" di quelle di Pinocchio, raccontate nel musical con le canzoni degli (oggi) ex Pooh. Perché lo spettacolo a firma di Saverio Marconi, il fondatore della Compagnia della Rancia, sin dal debutto nel 2003 ha riscosso enormi consensi. Ora dal 4 novembre ritorna a Milano, anteprima il 26 ottobre, debutto a cui segue un tour italiano fino al maggio prossimo. La ripresa di un titolo che piace, in un momento in cui a Milano e in Italia il musical sembra rubare il primato al melodramma: il 12 novembre al Teatro Arcimboldi di Milano va in scena anche la Tosca musicata da Lucio Dalla, versione dell’omonimo titolo pucciniano. «Affrontare un musical è più complesso rispetto all’opera lirica. Quest’ultima ti dice tutto ciò che devi fare. Tutto è scritto in partitura, sul libretto. Nel musical bisogna inventare ogni cosa», spiega Saverio Marconi. E lo afferma avendo affrontato sul campo anche il melodramma: «Continuo a farlo. Nel gennaio prossimo firmerò il Nabucco verdiano che inaugurerà la stagione del Teatro Massimo di Palermo»; Roberto Frontali nel ruolo del titolo, Amarilli Nizza come Abigaille e Paolo Arrivabeni sul podio. Ma torniamo alle "bugie" in musical. «Pinocchio è uno spettacolo che è piaciuto molto. Lo abbiamo appena portato in tour in Corea con successo. Si tratta di una storia tutta italiana: al contrario molti pensano sia nata con il cartoon di Disney. Così quando abbiamo creato lo spettacolo abbiamo puntato proprio sull’italianità».
IL PUBBLICO È COME UN BAMBINO Il musical da noi quindi funziona solo se tradotto in italiano?«Fondamentale resta la produzione. Il livello deve essere sempre alto, altrimenti il pubblico non lo si cattura. Se si tratta di uno spettacolo che arriva dall’estero, con una compagnia straniera allora è un conto. Ma se il progetto nasce in Italia, il pubblico deve capire ciò che succede. Ascoltare, comprendendone il significato, il testo delle canzoni che sono funzionali alla vicenda. Ma non basta ancora», dice il regista. «Quando si crea una produzione bisogna immaginare che il pubblico sia come un bambino. Da stupire, affascinare, coinvolgere e far commuovere con ciò che gli viene mostrato sulla scena». Considerando la ricca presenza di produzioni di musical nei cartelloni italiani della prossima stagione, quella della Penisola sembra essere diventata a tutti gli effetti una platea da musical. «La strada è ancora lunga. Ma la trasformazione in parte c’è stata. Milano e Roma non sono ancora Londra o New York. Le tournée sono necessarie. Operazioni come quella fatta con La Bella e La Bestia al Teatro Nazionale di Milano, però, aiutano il settore. Fanno in modo che si creino piazze stabili dove proporre queste produzioni», replica Marconi. Impegnato in questo periodo anche con il debutto di Cats: il musical più famoso e replicato nel mondo viene presentato per la prima volta in italiano con tanto di costumi made in Italy firmati da Francesco Martini Coveri: debutto il 28 ottobre al Teatro Sistina di Roma.
SORPRENDERE LA PLATEA «Non è la prima volta che realizzo dei costumi per uno spettacolo, l’ho fatto per il balletto e per il teatro», dice Francesco Martini Coveri. «Ma il legame che ho con Cats è particolare. È stato il primo musical a cui ho assistito, a New York, portato da mio zio», ricorda il nipote di Enrico Coveri, oggi erede e creativo della griffe di famiglia. «Lavorare con Marconi è bellissimo, stimola la fantasia. Abbiamo voluto andare oltre il costume: calzamaglia e coda di gatto. Si è fatta una ricerca di volumi, tessuti e colori per rendere le personalità dei diversi gatti dall’anima inequivocabilmente umana, protagonisti del libro di Thomas Eliot ( Old Possum’s Book of Practical Cats, ndr) da cui è stato tratto lo spettacolo». Costumi fedeli al testo, quindi? «Costumi per far sognare, stupire», ribatte Martini Coveri. «La Tv ha ammazzato il gusto per il colpo di scena. La capacità di sorprendere. Oggi il musical tenta di fare anche questo. Portare la gente a teatro e sorprenderla. Non con il trash, ma con la qualità».
ALLA CONQUISTA DEI GIOVANI Dello stesso avviso dello stilista italiano è anche il genio del trasformismo Arturo Brachetti, ora a Londra protagonista di Change in scena al Garrick Theatre, nonché creatore dei pupazzi satirici protagonisti della versione italiana del musical-fenomeno Avenue Q. Via della sfiga. «Lo spettacolo di qualità vince sempre. Si deve puntare su questo. Il pubblico allora risponde», dice Brachetti. «Bisogna anche riconciliare la platea, specie quella giovane, con il palcoscenico. Se si offrono solo "pirandellanate" ovvio che i ragazzi non tornano. La vera sfida da vincere, però, è far spostare la gente anche per andare a teatro. Succede ovunque», dice l’attore. «Per andare nei centri commerciali, negli outlet di moda o a vedere una partita, gli italiani fanno centinaia di chilometri. Bisogna far capire loro che si può fare lo stesso anche per vedere uno spettacolo. Magari più volte». Come lo stesso Brachetti: tra una sua performance e l’altra ha visto «22 volte Cats, 15 Il fantasma dell’Opera, 14 Les Misérables ». Però! «Il teatro è come l’amore. Per goderne bisogna farlo solo dal vivo. Non su internet, come accade oggi».
Gianluca Bauzano – Magazine Corriere della Sera

 

Saverio Marconi (Foto Ignazio Marconi)

 

(foto Ignazio Marconi)

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