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Le Recensioni

CORRIERE DELLA SERA  
5 aprile 1998 
di Maurizio Porro 

SU QUESTA "CHORUS LINE" VIVE LA GIOIA DEL MUSICAL 

Ancora "A Chorus Line"? Certo è un classico, è il musical di Kirkwood e Dante che, pur rifacendosi alla più stretta tradizione hollywoodiana (il dietro le quinte di uno show di Broodway), la ribaltò, addì 1975, con coraggio degno di Pirandello, riuscendo ad annullare il diaframma tra palcoscenico e platea. Sulla linea del coro, dietro alla quale si resta anonimi e si sogna di essere una star, ci sono 17 ballerini (in cerca d'autore) che, durante un'audizione, raccontano al regista la loro storia e perché vogliono ballare (ci sono anche pezzi di vita vera). Ne escono schizzi divertenti, vitali, grotteschi, amari: un gioco di fiction, di specchi (l'immagine in scena si riflette non a caso) corredato da un apparato musicale (di Marvin Hamlisch) e coreografico (di Bayork Lee) di prim'ordine: finché alla fine tutti si ritrovano come in un sogno nel gran finale, cantando "One" tra lustrini, cilindri e paillettes. La nuova edizione della Rancia, con Saverio Marconi due volte regista (interpreta anche il ruolo), è perfetta: da una parte diverte, dall'altra emoziona e tiene ben presente il filo tra la realtà e la fantasia del teatro, con uno scarto fantastico più evidente rispetto alla vecchia versione. Sono 135' di appassionato divertimento, di una efficacia teatrale come poche volte accade, e con un cast giovane entusiasta e senza una sbavatura. E se Maria Laura Baccarini ha ripreso con bravura la parte quasi solista di Cassie, l'amareggiata ex compagna del regista, gli altri "deb" sono già padroni del mezzo scenico, sono simpatici, misurati, sintonizzati nelle scene corali, caratteriali nelle confessioni. Ne escono tutti con l'aureola, in particolare si mettono in mostra Fabrizio Angelini (il gay confesso anni '70), l'esplosiva Crescenza Guarnieri, la spiritosa Antonella Elia, la bravissima Renata Fusco e Corinne Bonuglia, Laura di Mauro, Biancamaria Lelli, Claudio Daniele. Ma le ovazioni del pubblico premiano tutti a pari merito, un complesso che potrebbe traslocare a Broadway. Da non perdere: se amate il musical, il teatro, la vita. 
 

LA REPUBBLICA
5 aprile 1998

di Alvise Sapori

A Milano La Rancia riprende il famoso spettacolo
I RAGAZZI DEL MUSICAL CRESCONO ANCHE QUI

Ecco "A Chorus line" made in Italy

MILANO -
Che in Italia un musical, sia pure di grande successo, venga ripreso a meno di dieci anni dalla prima assoluta, rappresenta qualcosa di più che un successo. E' la vittoria di una passione per un genere, il musical appunto, una vittoria sull'indifferenza, quando non disinteresse, del pubblico. Ancora di più: è stato l'impegno della compagnia La Rancia, a risvegliare l'interesse di giovani professionisti verso la preparazione faticosa e costosa, al canto/danza/recitazione per affrontare questo tipo di spettacolo.

CHI SCRIVE ha incontrato per la prima volta Marconi e il gruppo della Rancia otto-nove anni fa, ai tempi delle prime selezioni per la creazione di A Chorus Line in italiano. Ricordo la disperazione di regista e coreografa di fronte a una stupenda voce che apparteneva a una gentile signorina incapace di muovere un solo passo di danza o atletici giovanotti di cui Baayork Lee sembrava molto contenta risultare letteralmente incapaci di parlare, per non dire del canto.
    Attualmente le audizioni che periodicamente La Rancia tiene per fare il cast dei suoi spettacoli, sono nutrite di un altro e opposto tipo di problema. Regista e coreografo/a si domandano quale scegliere fra diversi ragazzi e ragazze tutti ugualmente preparatissimi e traboccanti di qualità. E poi c'è lo splendido risultato dei "veterani", quelli che hanno già lavorato con La Rancia in occasioni passate o che, addirittura tornano ad occupare un ruolo già creato in precedenza in questa nuova edizione presentata al Nazionale di Milano.
    Maria Laura Baccarini (Cassie in questa e nella prima versione) il cui talento si è affinato, ha conquistato sicurezza, autorità e si è spogliato di qualunque civetteria: uno splendido risultato. Renata Fusco, una ragazzina tutto pepe negli anni scorsi, che da un'esperienza all'altra è andata crescendo e maturando sicché la sua Morales di oggi è davvero emozionante. Fabrizio Angelini, impegnato sul versante della coreografia, che occupa di nuovo il ruolo di Paul e gli conferisce una straziante intensità. Crescenza Guarnieri, di nuovo Sheila, ma questa volta con una maturità dolorosa e grande impatto fisico.
    Ma vanno citati tutti, questi valorosi professionisti, veterani o non, per il loro impegno, per l'impeccabile ritmo e l'eccellenza tecnica: Corinne Bonuglia, Laura di Mauro, Biancamaria Lelli, Christian Amadori, Eros Conforti, Marco D'Alberti, Claudio Daniele, Christian Ginepro, Mauro Mascitti, Fabrizio Paganini, Giorgio Raucci, Norvell Robinson jr., Eleonora Russo, Gianni Salvucci, Lorella Sanna, Elisa Santarossa, Roberto Saraceno, Francesca Taverni, Francesca Trenta. E siccome è ultima, in partecipazione speciale, citiamo l'ottima Antonella Elia, nel ruolo della stonata Kristine.
    I due responsabili della messa in scena hanno fatto come sempre, un ottimo lavoro, Baayork Lee riprendendo le sue coreografie basate su quelle originali di Michael Bennett, Saverio Marconi imprimendo ai suoi interpreti un ritmo ancora più serrato e riprendendo in scena il ruolo del regista che lui stesso aveva creato nella prima edizione: qui ha sostituito all'ultimo momento Renato Greco che era l'interprete previsto.
    Ancora due parole sul testo. A Chorus Line, ormai lo si è detto a oltranza, è frutto di un'operazione vagamente psicoanalitica compiuta dai suoi autori ai danni di un gruppo di persone - ballerini - le cui storie vere sono diventate quelle dei personaggi di A Chorus Line. Ebbene, a parte uan certa colpevole  insistenza sulle mamme troppo severe (ma non dimentichiamo, prego, la mamma severa di Fred Astaire!) e uno psicologismo assai semplificante, il testo coinvolge ancora gli spettatori, presi in mezzo tra il regista giudicante (dietro di loro) e le confessioni dei ballerini in scena.
 

AVVENIRE
3 aprile 1998

di Domenico Rigotti

Successo a Milano per "A Chorus Line" con l'ottima Compagnia della Rancia
I RAGAZZI ITALIANI SUPERANO L'ESAME MUSICAL

In inglese o in italiano fa lo stesso: l'importante è che sia musical. Ed ecco, tra tanti titoli, di ritorno anche A Chorus Line. Lo ha rimesso in cantiere, e con il più grande fervore, Saverio Marconi e la sua bella, generosa Compagnia della Rancia. Ed è febbre d'applausi al Nazionale dove per mesi hanno tenuto banco Zuzzurro e Gaspare in Rumori fuori scena. Per qualcuno è il più bel musical di Broadway. Certo è il più longevo e il più premiato di tutti i tempi. Il compianto di Micheal Bennett lo ideò e coreografò nel 1975 secondo i criteri "off" di uno spettacolo quasi sperimentale basato sulla registrazione di lunghe e lunghe ore di "confessioni" dei ballerini di fila in un momento in cui questa professione era in crisi e, aggiungiamo anche, l'America del Watergate voleva verità su tutti i fronti.
    Semplice e toccante, anche se giocata su uno psicologismo che oggi ci può sembrare un po' datato, la storia la conosciamo bene. E quella di un gruppetto di ragazzi e di ragazze di varia giovinezza che affrontano il provino per otto ruoli (quattro e quattro) di ballerini di fila: appunto, la "chorus line". Ciascuno alla ribalta con date e curriculum, si esibisce, racconta qualcosa della sua vita, lascia affiorare il suo passato e dice i suoi sogni. Come e perché vuole intraprendere questo mestiere. Ad uscirne, storie allegre e tristi. Tutte assai diverse perché ognuno ha un percorso esistenziale diverso: la tardona dal passato difficile, l'omosessuale tormentato, gli sposini innamorati. Compresa, quella di Cassie che fu già star e compagna del regista, il burbero Zach, la quale adesso vuol ricominciare tutto da capo.
    Metaforicamente, la cosa è evidente, lo spettatore assiste ad una sorta di rito di passaggio, di iniziazione alla vita e, a livello emozionale, è spinto a immedesimarsi con i protagonisti  i quali gli ricordano che "gli esami non finiscono mai". E' una molla d'identificazione che scatta anche in questa nuova, robusta versione italiana dovuta oltre che a Saverio Marconi (che sulla scena è anche il severo ma paternalista Zach) alle premure di Michele Renzullo e di Gerolamo Alchieri, traduttori. Robusta perché la squadra è buona, affiatata, concentrata.
    Gli interpreti, quasi tutti convincenti. Soprattutto sul versante femminile dove s'impongono (è gara d'applausi fra loro) Maria Laura Baccarini (Cassie) e Renata Fusco. Ma dove non sfigurano Laura Di Mauro, Corinne Bonuglia, Crescenza Guarnieri e quell'Antonella Elia che, dopo il "flop" l'anno scorso ne La Bella e la bestia, si è rimessa alla prova e l'esame questa volta ha ben passato.

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