Su “Il Fatto Quotidiano” una bella intervista a Saverio Marconi

Su “Il Fatto Quotidiano” di ieri, una bella intervista a tutto campo di Alessandro Ferrucci a Saverio Marconi.
Ne approfittiamo per fare gli auguri a Saverio Marconi, che compie gli anni proprio domani.
(La foto è © Ignazio Marconi)

“Sono dislessico. Nel 1955, alle elementari, venivo inserito sotto la specifica ‘scemo’. Poi, in quarta elementare, pensano allo spettacolino di fine anno, ci tenevo tantissimo, desideravo partecipare, anche perché amavo il palco da quando a tre anni i miei genitori mi avevano regalato un teatrino. La risposta dei maestri fu netta: ‘No, non sai leggere’. Bocciato. Poi uno dei protagonisti si ammala. Insisto: ‘Posso?’. ‘Non sai…’. Presi in mano il foglio e finsi di leggere, in realtà sapevo tutte le parti a memoria. ‘Va bene, il ruolo è tuo’. L’anno dopo ero il protagonista”.

Saverio Marconi danza con le parole, recita con gli occhi e balla sulla sua storia. Lui è il papà del musical in stile Broadway: è lui ad aver portato in Italia gli spettacoli d’oltreoceano, ad aver legato al suo nome i maggiori successi al botteghino. Centinaia di migliaia, milioni di spettatori e un paio di generazioni che hanno scoperto la bellezza del palco vissuto in ogni colore dell’arte.

Cos’è il palco?
È esibizione. È l’esibizione a restituire felicità.

L’approvazione.
È importante, ma non è tutto: l’approvazione può fregarti.

Senza approvazione non c’è esibizione.
È vero, ma i complimenti ti bloccano. A me è andata così. Ha iniziato con il cinema e subito ha ottenuto successo.
Immediatamente riconosciuto e premiato; però in quegli anni ho girato pure film brutti; ma non era il mio mondo.

Perché?
Non posso stare fermo ad aspettare. E poi non sono stato assistito, consigliato, guidato.

Su cosa?
Magari di studiare, su come migliorarmi; nella mia carriera ho assistito alla crescita di vari attori: loro diventavano sempre più bravi, io no.

Chi?
Michele Placido.

Gian Maria Volonté.
No, lui è dio.

Ci ha recitato.
L’ho amato tantissimo, anche se questo amore non mi è stato immediatamente evidente.

Per cosa l’aveva confuso?
Siamo stati tre mesi sul set (Ogro di Pontecorvo); a Natale ci raggiungono le nostre compagne, quindi prendiamo due appartamenti. Dopo qualche giorno, io e Gian Maria restiamo soli, e visto che prendevamo la diaria mi propone di condividere una casa, in modo da risparmiare. Accetto: abbiamo convissuto quasi tre mesi, dalla mattina alla sera (silenzio)…

E…?
Un’ossessione. Non potevo andare da nessuna parte, chiedeva conto di ogni movimento: ‘Dove vai? Con chi? No, vengo anch’io’. Quindi a pranzo, a cena. Sempre!

Parlava di politica?
Certo, e lodava le Brigate Rosse.

Lei?
M’incazzavo: ‘Sono assassini!’. Insomma, una battaglia perenne. Fino a quando ho capito: stava recitando.

Cioè?
Nel film era l’adulto che proteggeva il ragazzo. Il ragazzo ero io. Tornati a Roma, il nostro rapporto è diventato totalmente altro: piangeva, smussava, non era così assillante. Un altro uomo.

Ossessione del ruolo.
In maniera sconvolgente; non sono mai stato in grado di vivere il lavoro in quel modo: perderei la testa. Perché Gian Maria metteva a rischio se stesso, viveva il ruolo 24 ore al giorno, senza alcuna difesa.

Ha visto o vissuto altri attori così intensi?
Come lui, nessuno. Eppure ho lavorato con grandissimi come Fernando Rey.

Lei che attore è? All’inizio estetico, dotato di grande energia… Bellezza.
Anche quella; ma i fratelli Taviani mi hanno chiamato per l’energia che esprimevo a teatro; ottenuto il successo, l’energia è andata via.

Appagato?
No, avevo paura di sbagliare, di non risultare abbastanza bello.
Avvolto dall’insicurezza. In maniera folle.

Ha girato di tutto: dal film dei Taviani alla commedia sexy con Carmen Russo.
(Ride) Il film con Carmen Russo è quello che mi ha permesso di guadagnare di più; però non mi sono spogliato, giusto qualche bacio, casto.

E la Russo?
Di una bellezza sconvolgente: entrare in camerino, quando si cambiava, mi suscitava qualche imbarazzo.

L’imbarazzo lo portava sul set?
No, me ne fregavo: pensavo alla paga.

I soldi sono un metro.
Avere successo è riuscire a vivere bene, pagare le bollette, ottenere quello che serve. Così quando mi hanno chiamato per Buona come il pane ho accettato. È il dovere di attore.

Pragmatico.
Ci sono due artisti che amo più degli altri: Fellini e Strehler. Chi sono oggi? Il primo è solo un aggettivo, “felliniano”; il secondo è il nome di un teatro.

Tutto evapora.
Il teatro ancora di più; degli spettacoli di Strehler non ci sono video in grado di trasmettere la reale forza e bellezza.

Come mai ha smesso con il lavoro di attore?
Non avevo più voglia di aspettare.

Si sentiva in difficoltà con i colleghi?
So bene quanto valgo, sia in positivo che in negativo.

Prego.
In positivo: ho una bella faccia, interessante; in negativo: la superficialità; (cambia tono) ho recitato per i grandissimi.

Dicevamo, Gillo Pontecorvo.
(Sorride) Un rompipalle; in una scena finale c’è Gian Maria che doveva solo oscillare la testa per esprimere un “sì” o un “no”. Quel ciak Pontecorvo lo avrà fatto ripetere una quarantina di volte, con Volonté che oramai rideva disperato e tutti gli altri attori addormentati ai bordi del set.

Pignolo.
Per Pontecorvo la scena doveva durare esattamente 36 secondi: 35 era sbagliata.

Pasquale Squitieri?
A parte la polemica politica, era un bastian contrario; quando mi ha chiamato per il suo film,
tutti ad allarmarmi: ‘Attento, caratteraccio: urla, disprezza gli attori’. Mentre con me è stato carinissimo.

Garinei e Giovannini.
Il mio primo lavoro teatrale l’ho ottenuto in uno spettacolo prodotto da loro: a Natale arrivavano con i pacchi doni, e dentro c’erano le meraviglie enogastronomiche. Devo tutto a Garinei, è stato lui a sdoganarmi.

Come?
Prese al Sistina il mio adattamento de La cage aux folles (“Il vizietto”) senza neanche aspettare il debutto, senza neanche vederlo.

Fiducia totale.
Sono arrivato a portare al Sistina tre spettacoli in un solo anno.

Come nasce questa sua seconda vita?
Anche quando ero impegnato da attore, desideravo sempre ballare e cantare. Volevo il musical. Così prendevo lezioni di danza e canto (pausa); con il canto non va bene, sono stonatissimo, tanto che nel primo spettacolo musical ero in playback.

Ha fondato la Compagnia della Rancia.
Grazie ai soldi guadagnati con un film che è andato malissimo, Il ragazzo di Ebalus (1984).

In Italia, per il musical, c’è un prima e un dopo Saverio Marconi.
Siamo stati i primi a portare nel nostro Paese le grandi produzioni statunitensi, tradotte.

Centinaia di migliaia di spettatori.
In alcuni casi anche un paio di milioni; ma il problema, in Italia, è che non riusciamo a stare fermi, non concepiamo la stanzialità come a Londra o New York e adesso pure la Spagna.

Chi è il regista?
Colui che capisce il nocciolo dello spettacolo.

Rispetto agli attori?
Sono cattivissimo.

Senza se…
Gli attori sono coloro che riescono a realizzare il mio spettacolo.
Conta quello.
Solo quello.

Non guarda in faccia a nessuno.
Solo spettacolo. Se capisco che lo spettacolo non c’è, lascio.

È successo spesso?
Due o tre volte.

Caccia pure gli attori?
Se serve.

Ha fatto piangere? (Cambia tono)
Eccome!

Si pente?
Mai. Le reprimende non nascono dalla cattiveria; però gli attori vanno capiti, non li tratto tutti alla stessa maniera: con alcuni va bene urlare, con altri ho maggiore comprensione.

Deve portare la nave in porto.
Controllo tutto: se sbagliano le luci, la fonica, i costumi. Tutto. E devo avvertire l’anima. L’anima è fondamentale.
Il nostro non è un lavoro normale.

Non le manca il palco?
Ho voglia di raccontare, non di dimostrare o di esibirmi.

L’attore che porta nel cuore.
Tanti, ma soprattutto Manuel Frattini (è morto nel 2019, ndr): lui è stato un esempio per tutto e lo ritenevo mio figlio. Io che non ne ho.

Esempio di cosa?
Di voglia, di volontà: all’inizio non era così bravo, lo è diventato con una forza mai vista, tanto da conquistare la vetta del musical. Così l’ho sempre coinvolto.

Gli attori l’hanno ossessionata per ottenere ruoli?
C’è un’attrice che mi ha fatto telefonare da chiunque. Da chiunque. Non l’ho mai presa, solo una volta perché il ruolo era perfetto; (pausa) è un continuo di sollecitazioni.

Quindi non solo Haber è così.
Haber con me è stato scortese: al tempo in cui recitavo, ci incrociamo a cena, mi vede e senza neanche salutare alza il tono in protesta: ‘Ma ora i film li fai solo tu?’. A quel tempo non si perdeva una prima teatrale.

Cosa si rimprovera rispetto alla sua carriera?
‘Rimprovera’ non mi piace.

Perché?
Sono contento, mi sono impegnato al massimo, di più impossibile e in totale libertà.

Senza rinunce.
Alcuna; se mi dicevano ‘niente vacanze, devi girare un film’, rispondevo ‘benissimo’.

Che manie ha?
La mia scrivania è irrimediabilmente disordinata, mentre le medicine, che devo prendere, sono in ordine; poi divento veramente pazzo se lo spettacolo non va come dico io.

De Filippo proibiva le storie d’amore all’interno della compagnia.
Aveva ragione. (Urla)

C’è il però…
Fino a un certo punto: nei miei spettacoli si sono formate tante coppie, alcune poi sono arrivate al matrimonio.

D’istinto ha risposto “aveva ragione”.
Perché è un casino quando litigano in compagnia: magari c’è un scena d’amore e neanche si guardano in faccia.

Come reagisce?
Me la raccontano.
Non se ne accorge?
Vedo poco dei miei spettacoli; non vado neanche alla prima: soffro troppo. All’intervallo mi chiama sempre il mio aiuto e aggiorna

Cosa resterà di lei?
Spero niente. Non sono mica Socrate o Michelangelo. Sarò dimenticato come tutti; (ci pensa) mio nonno ha scritto tre opere, ha composto la musica per l’inaugurazione del Milite Ignoto, ha diretto i funerali della Duse. Eppure di lui è rimasto solo un busto a Tolentino.

Lei chi è?
Difficilissimo; (pausa) adesso sono un vecchietto che non smette di creare.

Vecchietto?
Una volta ho sentito spiegare da Sandra Milo: ‘La vecchiaia è il periodo più bello della vita, perché è l’ultimo. Ed è importante esserne coscienti’. Lo sottoscrivo.

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VIDEOSCATTO: “Buena Vista Social Club” a Broadway

Il musical “Buena Vista Social Club” ha avuto la sua opening night al Gerald Schoenfeld Theatre di Broadway lo scorso 19 marzo e la produzione ha poi rilasciato il trailer video dello spettacolo, che vi mostriamo qui sopra. Il regista Saheem Ali (Fat Ham), così come i coreografi Patricia Delgado e Justin Peck (Illinoise), sono tornati ad occuparsi dello spettacolo dopo aver messo in scena la prima mondiale del musical all’Atlantic Theatre Company di New York.
Ispirato all’omonimo album vincitore del Grammy nel 1997, Buena Vista Social Club si avvale del libretto di Marco Ramirez (The Royale).
Qui nasce il vero sound dell’Avana e una donna scopre la musica che cambierà la sua vita per sempre. Ispirato a eventi reali, Buena Vista Social Club porta in vita l’album vincitore del GRAMMY® Award e racconta la storia delle leggende che l’hanno vissuta. Una band di fama mondiale si unisce a un cast sensazionale di musicisti, attori e ballerini da tutto il mondo, per un’esperienza autentica diversa da qualsiasi cosa si abbia mai visto o sentito prima. Una storia avvincente di grandi sogni, seconde possibilità e legami indistruttibili nel fare musica insieme.

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È morto Richard Chamberlain

È morto all’alba dei 91 anni George Richard Chamberlain. Celebre per il ruolo di protagonista nelle serie televisive «Il dottor Kildare» (1961-1966) e «Uccelli di rovo» (1983), l’attore era nato a Beverly Hills il 31 marzo 1934 e oggi, 30 marzo 2025, se ne è andato.
Già famoso grazie alla serie televisiva «Il dottor Kildare», in cui ha interpretato il protagonista, Richard Chamberlain aveva accresciuto la sua popolarità con «Uccelli di rovo», la storia di un amore proibito, quello tra la giovane Meggie Cleary e il reverendo de Bricassart, ovvero il famigerato padre Ralph (Chamberlain). Trasmesso per la prima volta in Italia su Canale 5 nel 1983 «Uccelli di rovo» ottenne ascolti altissimi, diventando così un vero e proprio cult.
L’attore dagli anni Novanta in poi aveva recitato prevalentemente in film per la televisione e come guest star in serie tv, da «Will & Grace» a «Nip/Tuck». Per quanto riguarda la sua vita privata aveva fatto coming out nel 2003, nella sua autobiografia «Shattered Love»: «Sono riuscito a dire la verità – aveva raccontato nel 2007 a Vanity Fair – solo a 68 anni, quando ormai sullo schermo non potevo più essere un eroe romantico. Sono nato nel 1934. Negli anni ‘40 e ‘50, essere omosessuali in America era molto peggio che essere traditori o assassini. Ho avuto paura. Mi ha fatto cambiare idea il fatto che ormai avevo un’altra età, e meno dubbi su me stesso. Nel momento stesso in cui ho scritto su quelle pagine la parola ‘omosessuale’, mi è sembrato che un angelo mi posasse un’ala sulla testa, liberandomi da ogni paura. Finalmente mi sentivo leggero». (Fonte: corriere.it)
Nle 1976 fi protagonista del film-musical “The Slipper and the Rose: The Story of Cinderella” (La scarpetta e la rosa, titolo italiano) con la regia di Bryan Forbes e le canzoni, nominate all’Oscar, scritte da Richard M. Sherman e Robert B. Sherman.

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A Roma il musical “La maledizione dei Caraibi”

Dal 4 al 6 aprile 2025 al teatro Ghione di Roma andrà in scena il musical “La Maledizione dei Caraibi“.
Caraibi, 1700: i protagonisti di questa storia sono Jack Sparrow, pirata vagabondo, Will Turner, fabbro provetto e Elizabeth Swan, figlia del governatore di Port Royal. I loro destini si uniscono quando Hector Barbossa, capitano spietato della Perla Nera, la nave più veloce dei Caraibi, rapisce Will per un antico legame con il padre di lui. Jack ed Elizabeth si uniranno ad
Angelica, figlia del Pirata Barbanera, partendo per un’avventura che vedrà scoprire segreti e antiche maledizioni che legano Barbossa ai quattro avventurieri. I compagni d’avventura si troveranno ad affrontare il pirata leggendario Davy Jones, il quale ha rinchiuso dentro un forziere il suo cuore, custode di una forza sconosciuta ambita da tutti i pirati dei Caraibi.
Un musical originale, con musiche inedite di Emanuele Stracchi e la regia di Valeria Nardella che trasporta lo spettatore nel mondo della pirateria attraverso atmosfere oniriche e surreali.
Il cast si compone di attori performer professionisti che, ovviamente, per tutta la durata dello spettacolo recitano, ballano e cantano live.
Le scene e i costumi sono realistici e fedeli all’epoca; uno spettacolo, insomma, che intende lasciare lo spettatore senza fiato.

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Jeremy Jordan in un brano dal musical “Floyd Collins”

Il 27 marzo ha debuttato in preview al Lincoln Center Theater di Broadway “Floyd Collins“, un musical con libretto, testi aggiuntivi e regia di Tina Landau e musica e testi di Adam Guettel.
Floyd Collins è basato sulla storia vera di un esploratore di caverne nel Kentucky, nel 1925. Mentre insegue un sogno di fama e fortuna trasformando la Sand Cave in un’attrazione turistica, Floyd Collins stesso diventa l’attrazione quando rimane intrappolato a 200 piedi sotto terra. Solo ma per sporadici contatti con il mondo esterno, incluso suo fratello Homer, Floyd combatte per la sua sanità mentale – e, in definitiva, per la sua vita – mentre i tentativi di salvataggio di cui sopra esplode nel primo vero circo mediatico…
A interpretare Floyd è il beniamino di Broadway Jeremy Jordan che ha dichiarato  “È ambientato nel Kentucky, è così bello e strano e ha così tanti colori diversi che normalmente non si sentono nei musical teatrali“, ha spiegato. “Penso che [Adam Guettel] catturi davvero lo spirito di questo posto, della gente, della confusione, dell’eccitazione e di tutte queste emozioni“.
Con Jordan nel cast  Jason Gotay nei panni di Homer CollinsSean Allan Krill in quelli di H.T. CarmichaelMarc Kudisch nel ruolo di Lee CollinsLizzy McAlpine nel ruolo di Nellie CollinsWade McCollum nel ruolo di Bee DoyleJessica Molaskey come Miss JaneTaylor Trensch nei panni di Skeets MillerCole Vaughan nel ruolo di Jewell Estes oltre a Kevin Bernard, Dwayne Cooper, Jeremy Davis, Charlie Franklin, Kristen Hahn, Happy McPartlin, Kevyn Morrow, Zak Resnick, Justin Showell, Colin Trudell e Clyde Voce.
Nel video più sotto Jeremy Jordan interpreta il brano del musical, che si avvale della direzione musicale di una vecchia conoscenza del pubblico italiano, Ted Sperling, che era stato supervisore musicale per “Dance!” della Compagnia della Rancia.

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Nella sale “Pino”, film- documentario su Pino Daniele

Pino”, il documentario dedicato a Pino Daniele diretto da Francesco Lettieri, prodotto da Grøenlandia, Lucky Red e Tartare Film e distribuito da Lucky Red, in collaborazione con Netflix e Tim Vision, sarà al cinema con un evento speciale solo il 31 marzo, l’1 e il 2 aprile.
Un grande cantautore, un poeta, un grandissimo chitarrista, amato per la semplicità e la sfrontatezza con cui accedeva al suo mondo interiore e per la capacità di raccontarlo agli altri, Pino Daniele è riuscito a fondere la tradizione napoletana con la musica nera creando dei sound completamente nuovi e originali.
Nel documentario Francesco Lettieri conduce dietro la macchina da presa Federico Vacalebre, giornalista e critico musicale, sulle tracce di un Pino ancora non raccontato, servendosi di video mai diffusi di concerti, backstage e sale d’incisione, inediti musicali, foto degli album di famiglia, appunti tratti dal diario e strumenti musicali. Ripercorrendo i luoghi in cui Pino ha vissuto, emergono i sogni, le lotte, le delusioni, i traguardi e il rapporto con la famiglia, gli amici e i colleghi che hanno condiviso tanto con lui.
Pino Daniele è stato un cantautore, una rockstar, un’icona pop, ma anche un compagno di banco, un amico sincero, un marito, un padre, un napoletano certo, ma innamorato della Toscana, di Roma e di Milano. Un concentrato di italianità che però fuggiva gli stereotipi e cercava ossigeno nei musicisti di tutto il mondo. Il documentario cerca di raccontare tutto questo, partendo dalla sua musica, dalle sue canzoni, dai suoi esperimenti, fino ad arrivare a un inedito nascosto. Pino è un’immersione nella vita di Pino, testimoniata in audio dalle voci di chi lo ha amato, ci ha lavorato, suonato, girato il mondo in tour, anche litigato e poi fatto pace. L’architrave narrativa è una linea del presente che vede protagonista Federico Vacalebre, giornalista e critico musicale, che si mette alla ricerca di quello che resta di Pino e si rende conto che forse non se n’è mai andato.
Nel documentario sono presenti le interviste a tanti artisti con cui ha collaborato Pino Daniele, tra cui Rosario Fiorello, Jovanotti, Vasco Rossi, Fiorella Mannoia, Loredana Bertè ma anche James Senese, Rosario Jermano, Tullio De Piscopo, Tony Esposito, star internazionali come Eric Clapton e poi amici di infanzia, parenti e discografici.
Oltre alle interviste e alle voci di chi lo ha accompagnato nella sua vita e nella sua carriera, c’è una selezione dei videoclip ambientati nella Napoli di oggi, perché i protagonisti dei suoi testi camminano ancora per i vicoli di Napoli e le canzoni di Pino sono ancora in grado di raccontarli, di raccontare la Napoli del presente e di quello che diventerà.
Francesco Lettieri, regista napoletano che oltre al cinema vanta innumerevoli collaborazioni con il mondo della musica e un particolare sodalizio con il cantante Liberato, con cui ha codificato un personalissimo immaginario legato a Napoli, innovativo e lontano dagli stereotipi, racconta Pino Daniele anche e soprattutto attraverso la Napoli di oggi girando ex novo i videoclip di alcune sue canzoni e inserendoli all’interno di questo racconto.
Soggetto e sceneggiatura di Federico Vacalebre e Francesco Lettieri, fotografia di Salvatore Landi, scenografia di Marcella Mosca, montaggio di Mauro Rodella e costumi a cura di Antonella Mignogna.
Il progetto vanta la collaborazione con la Fondazione Pino Daniele Ets che ha riconosciuto al documentario il sigillo “70/10 Anniversary”, un marchio distintivo assegnato esclusivamente a eventi, progetti e manifestazioni che, oltre a rendere omaggio alla memoria di Pino Daniele, rappresentano un valore significativo e un contributo rilevante alla sua eredità musicale e culturale, in occasione dei 10 anni dalla sua scomparsa e dei 70 anni dalla sua nascita.

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Torna a Roma per il Giubileo “Jesus Christ Superstar”

Per la Pasqua 2025 nell’anno del Giubileo a Roma, non poteva mancare “Jesus Christ Superstar”, il titolo più famoso tra le Opere Rock, in scena dal 17 aprile al Teatro Sistina nella storica versione in lingua originale di Massimo Romeo Piparo.
L’allestimento spettacolare, la potenza della musica, il messaggio rivoluzionario di fratellanza attraverso il racconto della passione di un uomo-simbolo come Gesù, ora più che mai attuale: Jesus Christ Superstar, il capolavoro di Andrew Lloyd Webber e Tim Rice, è un concentrato di bellezza ed energia che supera ogni confine ed entusiasma il pubblico di tutte le età.
Prodotto dalla PeepArrow Entertainment, lo spettacolo, in inglese, con la travolgente Orchestra dal vivo diretta dal Maestro Emanuele Friello, vedrà sul palco un cast di incredibile talento, con Luca Gaudiano nel ruolo di Gesù, Beatrice Baldaccini (Maria Maddalena), Feisal Bonciani (Giuda), Luca Buttiglieri (Erode), Claudio Compagno (Pilato), Giorgio Adamo (Simone), Mattia Braghero (Hannas), Davide Tagliamento (Caifa), Gianluca Pilla (Pietro) ed un ricco cast di artisti tra ballerini, acrobati, trampolieri e mangiafuoco.
Considerato un vero e proprio fenomeno internazionale, il Jesus Christ Superstar firmato da Piparo prosegue dunque il suo lungo, incredibile, appassionante cammino: era il marzo del 1994 quando il regista guidò la prima rappresentazione italiana del titolo, cambiando per sempre la Storia del Musical italiano. Ed è proprio nel costante collegamento con il nostro presente che Jesus Christ Superstar anche in questa edizione rinnova e amplifica il suo grande valore simbolico. Premiata costantemente dal pubblico e dalla critica, l’opera di Piparo, che vanta 31 anni di successi, con più di 1.600 rappresentazioni, 190 artisti che si sono alternati nel cast, oltre 2 milioni e 500mila spettatori, 12 anni consecutivi in cartellone nei Teatri italiani dal 1994 al 2006, ha vinto anche il prestigioso Musical World Award, uno dei riconoscimenti internazionali più autorevoli nell’ambito del Musical. Piparo, ha inoltre compiuto il “miracolo” di riunire sulle scene italiane ed europee i protagonisti originali del film cult del 1973: prima Carl Anderson-Giuda e, in seguito, Ted Neeley-Gesù, Yvonne Elliman-Maddalena e Barry Dennen-Pilato.
(Foto © Margot De Heide)

JESUS CHRIST SUPERSTAR
di Andrew Llody Webber e Tim Rice
Regia di Massimo Romeo Piparo
Prodotto da PeepArrow Entertainment
su licenza esclusiva The Really Useful Group – London

TEAM CREATIVO
Emanuele Friello Direzione Musicale
Teresa Caruso Scene
Cecilia Betona Costumi
Roberto Croce Coreografie
Daniele Ceprani Luci
Stefano Gorini Suono

Con
Luca Gaudiano / Gesù
Beatrice Baldaccini / Maria Maddalena
Feisal Bonciani / Giuda
Luca Buttiglieri / Erode
Claudio Compagno / Pilato
Giorgio Adamo / Simone
Mattia Braghero / Hannas
Davide Tagliamento / Caifa
Gianluca Pilla / Pietro

Ensemble
Gabriele Aulisio
Federico Colonnelli
Simone Giovannini
Daniel Guidi (fuoco e trampoli)
Francesca Iannì
Cristina La Gioia
Rossella Lubrino
Simone Nocerino
Viola Oroccini
Simone Ragozzino
Pierpaolo Scida
Sara Telch
Rossana Vassallo

Orchestra
Emanuele Friello – Direzione/Tastiera 1
Federico Zylka – Assistente Direttore/Tastiera 2
Stefano Falcone – Batteria
Pino Saracini – Basso
Simone Gianlorenzi – Chitarra 1
Alex Massari – Chitarra 2
Andrea Di Pilla – Tromba
Ramon Papatonno – Corno

Luca Gaudiano è Jesus

Massimo Romeo Piparo

Dalle note di Regia di Massimo Romeo Piparo
Leggendo i Vangeli sembra quasi scontato che il sottofondo musicale debba essere Rock. Che l’ambientazione più adatta sia un deserto con alcuni elementi architettonici statici e animati dalla sola potenza della musica. Che l’epoca più giusta per la loro rappresentazione siano gli anni ’70.
Eppure prima di Jesus Christ Superstar non era così. Ecco perché l’Opera di Webber e Rice è entrata nel Mito.
E quel Mito non va assolutamente dissacrato, re-interpretato, elaborato: va rispettato, omaggiato, celebrato.
E così, con la stessa emozione del primo giorno di repliche in quel lontano 1994, ogni sera si rinnova il magico rito che ci restituisce l’idea di un mito eterno. Il suo confronto con la stessa ragione di essere: da un lato il popolo, dall’altro chi lo governa. Tutti al contempo artefici e vittime di un tradimento commesso per amore da chi “vive per la morte” e il cui ruolo si compirà solo quando, abbandonata la veste istituzionale di custode di un sodalizio di vita, offrirà e procurerà per sé la morte.
Un mito eterno per un popolo che ancora oggi non ha smesso di subire il proprio martirio ma ha visto moltiplicarsi la serie di martiri diretti o indiretti: si continua a morire perché altrove, in questa terra, è deciso così.
Non cercate di trovare segni in questa messinscena, né confronti con epoche, fasi storiche: c’è l’eterno, intramontabile senso di angoscia per un’umanità che da sempre elegge i propri messia per poi mandarli al martirio, crea i propri miti per poi distruggerli, professa la propria ideologia per prontamente rinnegarla“.

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Un nuovo “Parsifal” da Facchinetti e D’Orazio

Ê stato un grande successo dei Pooh e ora torna in una nuova versione come opera-rock che ambisce al palcoscenico. Si tratta di “Parsifal – L’Uomo delle Stelle“, opera prog (rock progressivo) di Roby Facchinetti con i testi di Stefano D’Orazio e Valerio Negrini. Sarà disponibile dal 28 marzo in doppio CD edito da Warner. Il lavoro nasce da quello che è sempre stato un forte desiderio da parte di Facchinetti, quello di completare e trasformare in un’opera autentica il racconto dell’eroe Parsifal, già protagonista dell’omonima suite musicale e album, grande successo dei Pooh del 1973. Questo ambizioso progetto che ha richiesto cinque anni di lavoro, inizia nel 2016 insieme al collega e amico per sempre Stefano D’Orazio e sviluppa, in oltre due ore di musica, le numerose imprese eroiche di Parsifal durante le crociate e alla ricerca del leggendario Santo Graal.
Roby Facchinetti, che interpreta vocalmente il personaggio di Parsifal, è accompagnato nel narrare le avventure dell’eroe, da grandi artisti della musica italiana ed internazionale che raccontano la storia e le gesta di Parsifal: Giada Maragno (Lady Kara), Peter Biallö (il Re), Federica Alcione (Maria), Fabrizio Voghera (Sir Horn), Christian Iansante (il Padre), Daniela Pobega (Musa), Federica Basso (Musa), Valeria Caponnetto Delleani (corista), Silvia di Stefano (corista), Danilo Ballo (corista).
L’opera si compone di 44 brani divisi in due atti nei quali l’eroe non appare più come un mito irraggiungibile, ma come un uomo che è chiamato ad affrontare difficoltà e prove. La volontà di Stefano D’Orazio nella stesura delle liriche è stata proprio delineare un Parsifal diverso da quello tradizionale, reso meno mitologico anche attraverso temi come il matrimonio e la paternità.
Gli arrangiamenti sono a cura di Danilo Ballo. La direzione della Budapest Art Orchestra e dell’Orchestra Ritmico Sinfonica Italiana è affidata al maestro Diego Basso. Al pianoforte lo stesso Roby Facchinetti, Michele Quaini alle chitarre elettriche e acustiche, Nicola Oliva alle chitarre acustiche e nylon, Claudio Sannoner al basso, Guido Carli alla batteria, Giuseppe Dal Bianco al duduk, Martino Vacca per Tinwhistle, Quena e Uillean Pipes, Massimo Versaci alla Direzione Coro.

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Giulia Ottonello e Luciano Cannito a “Could We Start Again?”

A Rocky The Musical, una delle grandi novità della stagione 24-25, è dedicata la prossima puntata di Could We Start Again, in onda Domenica 30 gennaio h 21. Ospiti della trasmissione saranno la protagonista femminile Giulia Ottonello, che corona la sua lunga carriera piena di successi (Cats, Cantando sotto la pioggia, Frankenstein Jr) interpretando l’iconica Adriana, accanto al Rocky Balboa di Pierpaolo Pretelli. Con lei a raccontarci la messa in scena di questo show, e altre curiosità e approfondimenti sulla loro ricca carriera, tra video, aneddoti, e curiosità, ci sarà una delle firme di spicco del nuovo musical italiano, Luciano Cannito (Sette Spose per Sette Fratelli, Cabaret e Saranno Famosi), che ha firmato regia e adattamento italiano dello spettacolo. Tratto dal film cult vincitore di tre Oscar, scritto e composto in originale da Lynn Ahrens e Stephen Flaherty, e prodotto da Fabrizio Di Fiore Entertainment, Rocky sarà ancora in scena, in questa stagione, il 27 e 28 Marzo – a Bologna, Europauditorium, e dal 4 al 13 Aprile all’Augusteo di Napoli.
Condurranno il programma il presentatore Andrea Celeghin, la blogger Sonia Bisceglia l’autore Franco Travaglio e il critico teatrale Roberto Mazzone.
L’appuntamento per tutti gli appassionati è sulla pagina web della trasmissione, sul sito ufficiale e sulla pagina YouTube ufficiale.

Could We Start Again è un web-show che riflette sul teatro musicale italiano e internazionale, coinvolgendo i più grandi artisti e creativi in un programma rivolto agli appassionati come al grande pubblico.

Giulia Ottonello, nata e cresciuta a Genova, è una cantante e attrice. Già da bambina inizia lo studio del canto, della danza, e sempre giovanissima, intraprende i primi passi come cantante. Arriva al grande pubblico partecipando e vincendo la seconda edizione (2002/2003) della trasmissione televisiva Amici di Maria De Filippi. Dal 2003 ad oggi, ha avuto la possibilità di sperimentarsi e lavorare in diversi progetti ed esperienze artistiche molto eclettiche tra loro che comprendono: televisione, discografia, cinema, doppiaggio cantato cinematografico, teatro, concerti, vari tributi e numerose collaborazioni.
Ha lavorato in diversi spettacoli teatrali e musical. Dal 2004, La Compagnia della Rancia, è la produzione teatrale italiana per cui ha lavorato maggiormente: Cantando sotto la Pioggia nel ruolo di Kathy Selden, Cats nel ruolo di Grizabella, Frankestein Junior nel ruolo di Elizabeth Benning e Cabaret nel ruolo di Sally Bowles.
È la doppiatrice italiana della voce cantata di Amy Adams in Come d’incanto, I Muppet e Come per Disincanto – E vissero tutti infelici e scontenti della Walt Disney. Nel film d’animazione Era Glaciale – In Rotta di Collisione della Blue Sky Studios e 20th Century Fox Animation, doppia la voce cantata di Jessie J nel ruolo di Brooke.
Nel 2012 autoproduce e pubblica il suo primo album di inediti I Miei Colori preceduto dal singolo “Playboy”. Nel primo film diretto da Paolo Ruffini Fuga di Cervelli, interpreta il ruolo di Karen.
Dal 2018, compatibilmente al suo percorso artistico, ha iniziato ad insegnare canto seguendo lezioni individuali e laboratori vocali di gruppo.
Nel 2021 ritorna alla musica con un nuovo singolo “L’ombra di un bonsai”. Nel 2022 arriva il secondo singolo intitolato “Genova”, subito dopo viene pubblicata anche la collaborazione con la band Ella Goda per il singolo “Mentre il buio se ne va”. Sempre nel 2022 Pubblica il terzo singolo “Disco Rotto” che viene presentato live anche a Casa Sanremo durante il 73° Festival.
Nel 2023 debutta nel teatro di prosa ne Il Mistero Dell’assassino Misterioso di e con Lillo&Greg nel ruolo di Greta Grüzenzmeyer, una produzione LSD Edizioni. Pubblica il singolo “Vudù”, e proprio nel 2023 festeggia vent’anni di percorso artistico proponendo nuovi concerti. La sua musica si trova in tutti i principali digital store e su Spotify. Ha un canale ufficiale su YouTube ed è attiva su tutti i principali social network.

Luciano Cannito è Direttore Artistico del Teatro Alfieri e del Teatro Gioiello di Torino, direttore artistico dell’Accademia di Arti Performative Art Village e Presidente del Teatro Nazionale di Napoli. Ha creato circa 80 spettacoli rappresentati nei più grandi teatri del mondo, dal Metropolitan di New York, all’Orange County di Los Angeles, alla Scala di Milano, al Bolshoi di Mosca, al Teatro Nazionale di Hong Kong, all’Opera di Bordeaux, all’Opera di Avignon, al teatro Nazionale di Tallin in Estonia, a Tel Aviv, a Taiwan, all’Opera di Nizza. Ha diretto il Teatro San Carlo di Napoli e il teatro Massimo di Palermo, ha realizzato un film per il cinema (La lettera), ha diretto opere liriche, musical, spettacoli di prosa e grandi eventi come La Notte della Taranta, show live e televisivo con 200 mila persone di pubblico. Ha collaborato con grandi nomi della cultura e dello spettacolo come Roberto De Simone, Carla Fracci, Maya Plisetskaya, Lucio Dalla, Maria De Filippi, Altan, Franco Zeffirelli, Mistilav Rostropovich.

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Il musical di Federico Bellone “The Impossible Man”: il cast!

The Impossible Man, il nuovo musical basato sulla vera storia di Harry Houdini, il mago e lo showman piú famoso del mondo, debutterá per la prima volta al mondo al celebre teatro Ariston di Sanremo, il prossimo 20 aprile, per ora unica data Italiana.
Il copione, che prende spunto dalle moderne serie tv con salti temporali tra presente e passato, e la regia sono di Federico Bellone (Il fantasma dell’opera), le musiche, in stile broadway e eseguite da un’orchestra dal vivo, di Giovanni Maria Lori (Anastasia). Ryan Silverman (Chicago a Broadway) vestirá i panni di Harry Houdini, Alice Mistroni (Mary Poppins) quelli di Bess, la moglie di Harry. Lewis Griffiths (Dirty Dancing nel West End) sará Theo, il fratello del mago, e Russell Russell (Charlie e la fabbrica di cioccolato) sará il Presentatore.
Le coreografie sono di Gillian Bruce, le orchestrazioni di Pino Perris, le scene di Clara Abbruzzese, i costumi di Chiara Donato, le luci di Valerio Tiberi, e le piú di 20 illusioni, alcune mai presentate prima, tra cui una nuova apparizione di un elefante, di Paolo Carta (tutti dalla nuova versione de Il fantasma dell’opera). La produzione è di Broadway Italia e il disegno fonico di Poti Martin (Anastasia).
Nel cast anche Annamaria Schiattarella (anche Cecilia, madre di Harry), Jacopo Aghemio, Beatrice Burelli, Arianna Galletti, Lorenzo Giambattista, Marta Melchiorre, Christian Peroni, Martina Peruzzi, Vittoria Sardo e il campione di Tip Tap Tommaso Parazzoli.

Ryan Silverman

Alice Mistroni

Lewis Griffiths

Russel Russel

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